Confraternita di S.Giacinto di Apparizione

Storia

Il primo riferimento, come oratorio di Disciplinanti, lo troviamo nel 1582 nei Decreti di Mons. Bossi. Nel 1639 furono approvati i Capitoli del sodalizio, nato come Confraternita degli Agonizzanti sotto la protezione del SS. Crocifisso e nel 1719 l’oratorio, probabilmente riedificato, fu consacrato a San Giacinto con concessione per celebrarvi. Giacinto (1183-1257) era un domenicano polacco che diffuse in Europa l’Ordine dei Domenicani.
Secondo una tradizione, mentre fuggiva con l’ostensorio durante l’attacco dei Tartari a Kiev, fu richiamato da Maria perché prendesse con sé anche la sua statua. Forse l’intitolazione dell’oratorio si richiama a questo episodio?

Giacinto fu canonizzato da papa Clemente VIII nel 1594. Nel 1749 l’Arcivescovo Saporiti in visita pastorale stabiliva le modalità per l’elezione dei Superiori, insistendo anche sulla corretta tenuta dei conti. Dopo la chiusura durante il periodo dell’occupazione napoleonica, nel l814 il Rettore di S. Maria in Apparizione, Don Antonio De Martini, chiese e ottenne dall’arcivescovo Placido Maria Tadini di riaprire l’oratorio come sede della Congregazione Mortis et Orationis. Il fine della sepoltura e del suffragio ai defunti è testimoniato nell’antica portantina in legno conservata in oratorio con la quale si trasportavano i defunti per l’inumazione. Nel 1830, si fissò nella prima domenica di settembre la festività di San Giacinto, mentre, nel 1840 il rettore della Parrocchia di Apparizione ottenne di mantenere l’usanza della celebrazione di una seconda solennità dedicata a Sant’Apollonia, in occasione della quale era costume recarsi a chiedere l’elemosina entro i limiti del paese.
Nella seconda metà dell’Ottocento furono diversi i lavori di restauri e manutenzioni: i muri dell’edificio e i lavori alla sacristia nel 1884; la pavimentazione dell’oratorio a quadri bianchi e neri realizzata nel 1885, pare con i marmi provenienti dal pavimento della chiesa parrocchiale; il restauro al Cristo e al suo manto nel 1888. L’oratorio, nella forma con il tetto a capanna ha in facciata una finestra a mezzaluna tripartita.
Al suo interno, a unica navata, sono tre altari in stucco: il maggiore, uno dedicato al Crocifisso e uno a Santa Apollonia il cui culto in oratorio risale alla prima metà dell’Ottocento ed è testimoniato dalla presenza di un quadro con il martirio della Santa, attribuibile alla prima metà del Seicento e recentemente restaurato.

Com’è noto la Santa fu martirizzata nel III sec. d.C. con l’estrazione di tutti i denti.
Sull’altare maggiore spicca la bella porticina del tabernacolo con Cristo risorto, mentre nell’abside è il quadro con San Giacinto.
Nell’oratorio sono conservati quattro Crocifissi processionali: il più piccolo, moro, chiamato o Rozenin, forse settecentesco, un Cristo bianco della seconda metà del Settecento, e due crocifissi mori novecenteschi decisamente più grandi. Sulla croce del Cristo Moro grande, costruito negli anni Settanta del secolo scorso, sono state riutilizzate belle decorazioni ottocentesche in argento sbalzato appartenenti a una precedente croce; esse portano la punzonatura con croce mauriziana, delfino e àncora, e la sigla LT, che potrebbe riferirsi all’argentiere Luigi Terrile attivo a Genova nella seconda metà dell’Ottocento. Alla base della croce è raffigurato anteriormente l’episodio dell’Apparizione posteriormente è San Giacinto.
Sull’altare, in passato dedicato al Crocifisso èin realtà conservata una statua “vestita” di N.S. della Misericordia, il cui culto è tuttora presente in oratorio. La statua fu donata alla Confraternitanei primi anni del secolo scorso da una famiglia di Albaro.
Da segnalare anche l’organo, costruito nel 1749 da Tommaso II Roccatagliata (1725-1799).
Oggi la Confraternita partecipa alla vita religiosa della comunità, prende parte attiva alle processioni che si svolgono ad Apparizione e mantiene operante una scuola rivolta ai giovani per insegnare la tecnica di trasporto dei Crocifissi.

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